Oggi se ne è andato un giornalista, un uomo ma soprattutto un motociclista che, con le sue telecronache, ha saputo scaldare gli animi negli anni d’oro della Superbike: Giovanni Di Pillo.
È grazie a lui che ci si è appassionati alle corse delle derivate di serie che commentava con grande enfasi. Oltre ad essere stato un bravissimo commentatore era un esperto giornalista e lo speaker ufficiale del Mugello.
Una delle vicende meno note fu questa: Nel 1994 Giancarlo Falappa, pilota italiano impegnato nel mondiale SBK, ebbe un terribile incidente sul circuito di Albacete finendo in coma. In questi lunghissimi 38 giorni di coma si temette il peggio (lesioni terribili che inducono i medici a dichiarare un serio pericolo di vita, la diagnosi parla di “trauma craneoencefalico grave). Si tentò il tutto per tutto coinvolgendo anche Giovanni Di Pillo che registra un nastro con gli highlights della gara di Misano, dove il ducatista aveva trionfato sull’americano Scott Russel e il nastro si concludeva con “Svegliati Giancarlo, Russel sta arrivando!”. Sarà stato l’incitamento di Di Pillo a dare a Falappa la forza di riaprire gli occhi?
Grazie Giò per le emozioni che hai saputo trasmetterci.
Per chi non lo avesse mai “conosciuto” sugli schermi, potrà sentirlo in questi clip
Svegliarsi e dall’oblò vedere il sole sorgere sul mare non ha prezzo! Abbiamo qualche ora di navigazione e poi saremo a Marsiglia per l’ultima tappa del nostro tour Costa. Facciamo colazione con Will che come sempre ci accoglie calorosamente e facciamo colazione. L’idea di mettersi al ponte 18 a prendere il sole però viene presto variata perché c’è vento e il clima lassù è poco piacevole, meglio il nostro caro ponte 8 dove ci mettiamo comodamente su uno sdraio ad abbronzarci. In un baleno arrivano le 11 e direi che possiamo bagnare la bocca con un buon aperitivo del Kartell Cafè per tirare l’ora di pranzo (“Ma la libidine è qui Amore! Sole, Whiskey e sei in pole position!“) prima di scendere a cambiarci per essere pronti al tour pomeridiano.
Per pranzo oggi lo chef ci delizia con (menù completo qui)
Panzanella, tagliatelle di seppia marinate alla mediterranea, bisque di crostacei
Lasagna al gorgonzola e noci
Spiedino di pesce spada, tonno e seppia arrostito al forno
Mousse al cioccolato con streusel di nocciole
Veloci come fulmini alle 13:30 siamo sul pullman con la guida. Partenza per la prima tappa che è lungo il porto e ci aspetta una degustazione di olio e di cioccolato a base d’olio. Ci illustrano i vari prodotti che degustiamo e i sapori che si sprigionano in bocca sono molto piacevoli. ok, non possiamo tornare a casa senza un po’ di cioccolato, vero Jennifer?
Proseguiamo il tour a piedi passando dalla Cattedrale di Santa Maria Maggiore, voluta a tutti i costi da Luigi-Napoleone Bonaparte e, a detta della guida, a causa di una scelta errata dei materiali in relazione al luogo di costruzione, è perennemente in manutenzione…
Passiamo anche per le viuzze più povere di Marsiglia tra cui la Rue di Panier, dove una volta le signore calavano dal balcone il paniere per farsi caricare la spesa. Ci racconta inoltre che è la zona più povera della città ma di come ogni abitante faccia qualcosa per renderla più bella, mettendo piante e altro per abbellire quanto possibile la parte publica.
Si prosegue poi nella piazza dove da una parte c’è un vecchio bar dove si incontravano all’epoca due celebri attori che si chiamavano Gino Cervi e Fernandel e dall’altra il Vecchio palazzo della Carità, divenuto ora certo di congressi e museo ma durante la guerra mondiale sede dei Nazisti. Sempre percorrendo le viuzze del centro vediamo anche piccoli teatri e arriviamo a quella che è la più vecchia saponeria di Marsiglia (che per definizione, il sapone deve essere fatto al 72% di olio). Ci racconta la storia del sapone, di come poi sia stato arricchito con profumi ed essenze e infine su quello che viene considerato un portafortuna qui a Marsiglia: la cicala (regalandola a una persona gli si augura tutto il meglio)
Passaggio al vecchio porto con qualche cenno storico e, anche se non previsto, passiamo davanti a Fort Saint-Jean dove ammiriamo l’ingresso del vecchio porto che da sul mediterraneo prima di tornare al pullman che ci riporta in nave.
Doccia e mentre ci prepariamo la Costa Toscana salpa per Savona… Intanto godiamoci l’ultima serata prima di ritirare tutto in valigia.
Al ristorante “L’Argentario” ci attendono. Paolo, Daniela e i figli arrivano poco dopo di noi e iniziamo a parlare delle rispettive gite di oggi mentre Ajay sempre vigile su di noi ci serve le portate e ci mantiene il vino a livello nel bicchiere. Anche per stasera la cena è stata portata a termine.
Insalata di mare ligure con patate schiacciate, olive e basilico
Zuppa di pasta con provola e patate
Branzino ripieno ai frutti di mare servito con zucchine trifolate
Karamel: streusel croccante alle nocciole, caramello morbido, namelaka cioccolato al caramello, biscuit finanziere al pralinato di nocciola
Non possiamo che complimentarci con lui per il servizio impeccabile, cosa che facciamo anche con il maître di sala Erwinn.
Passiamo al “Colosseo” a vedere cosa c’è di bello stasera e lo spettacolo si intitola “Lava”. Vi lascio uno spezzone dello spettacolo per farvi capire la bravura degli artisti (ma anche di tutti i tecnici per la scenografia e i giochi di luce/suono).
Prima di andare a letto ci concediamo un’ultima passeggiata sulla “Infinity Walk” e ci fermiamo a prua a guardare il cielo che, grazie al poco inquinamento luminoso della nave, lo fa apparire molto più bello di quanto siamo abituati a vederlo
Per essere scattata con un cellulare… direi che qualche stella si vede 🙂
Andiamo verso la stanza, all’Infinity bar a poppa la DJ continua la sua attività alla consolle e i baristi servono drink in continuazone, ritorniamo in zona più tranquilla e ci scattiamo le ultime foto in ricordo di questa crociera.
Arrivati in cabina, troviamo sulla porta le etichette bagaglio, dobbiamo applicarle alla valigia e lasciare tutto fuori dalla porta entro la 1:00, il personale Costa ancora una volta lavora nella notte per noi…
Con oggi si conclude il campionato del mondo di Formula 1. Max Verstappen è campione del mondo per la seconda volta ma…. la F1 ne esce con una credibilità notevolmente ridotta.
Già lo scorso anno il finale fu deciso ad Abu Dhabi dopo un campionato in cui applicazioni imprevedibili e incoerenti del regolamento da parte degli ufficiali di gara responsabili delle procedure e della sicurezza in pista. Già avere un regolamento che da spazio ad interpretazioni così non è ammissibile a certi livelli. Mettendo da parte quanto successo lo scorso anno, torniamo al mondiale 2022.
Sicuramente dobbiamo fare i complimenti alla Red Bull per la bravura di tutto il team e la Ferrari dovrà invece mettere in discussione il muretto molti episodi scellerati accaduti durante la stagione (tanto per menzionarne uno, il pit stop senza una gomma a Sainz…). I problemi meccanici invece che hanno mandato in fumo la macchina possono essere anche “perdonati” visto che non è stata una costante di tutto l’anno.
Il problema è che le decisioni vengono prese in tempi differenti e non in maniera equa. Nello scorso GP a Marina Bay, Perez ha subito una penalità di 5 secondi per “distanza non mantenuta” in regime di safety car. Decisione arrivata dopo 2 ore dalla fine della gara. Leclerc invece nella gara odierna è stato sanzionato sempre di 5 secondi ma immediatamente dopo la gara con una decisione lampo. Quindi, le decisioni le si prende o subito per tutti o dopo un certo tempo per tutti!
Analogamente allo scandalo del budget cap della Red Bull: se hanno già finito di indagare perché aspettare a domani per comunicare il risultato e quindi sanzionare? Ridicoli!!! Anche perché a quei livelli, sforare il budget significa avere un pacchetto di aggiornamenti più consistenti per essere più competitivi o per ridurre il gap con gli avversari. E non si parla del costo del pezzo nuovo ma del costo di studio della nuova soluzione…
Chiudo infine il post con una cosa inconcepibile: la sicurezza in pista. Quanto successo il 5 ottobre 2014 guarda caso sempre qui in Giappone al povero Jules Bianchi non è servito a nulla. A causa della pioggia battente (come oggi) Bianchi perse aderenza sulla sua monoposto, uscì di pista a fortissima velocità e andò a impattare violentemente contro una gru mobile ferma nella via di fuga per rimuovere una vettura uscita il giro precedente.
Oggi stessa cosa: Dopo il primo giro, rientrando in pista per accodarsi alla Safety Car, Pierre Gasly ha incrociato un trattore utilizzato per il recupero delle auto procedeva sul tracciato in direzione opposta alla sua… Stiamo scherzando?
Dov’è la sicurezza tanto predicata? e si che a Monza, pochi giorni fa un’analoga situazione di pericolo si è verificata…
Insomma, sarebbe ora che la F1 iniziasse a pensare a fare le cose più seriamente altrimenti i tifosi si stancheranno molto, molto presto….
Il paracetamolo ha fatto il suo sporco lavoro e, anche se non al 100%, siamo operativi. Sbarco previsto ore 8:15 già in banchina, pullman 7 o 8 già assegnati. Usciamo e troviamo subito Whaid il cabin steward che ieri, vedendoci non troppo in forma ci chiede come va oggi e se siamo riusciti a riprenderci. Colazione veloce al solito ponte 5 con Will che appena arriviamo ci fa accomodare e subito fa segno a tutti i colleghi “Gluten free! Gluten free!” indicando Jennifer. Sia mai che non le danno da mangiare!! Per me invece arriva subito con il caffè, oggi riparto con i mix da 1 a 4, sinceramente la colazione salata non mi attira.
Scendiamo dalla nave e saliamo sul pullman (a proposito, le mascherine FFP2 vengono fornite dalla MyTour di Costa) dove la guida inizia a farci vedere la parte più nuova di Valencia, progettata quasi interamente da Santiago Calatrava, per poi trovarci nella parte più storica.
Scopriamo assieme a lui il mercato centrale, la chiesa de Sant Joan del Mercat, la Estrecha (il palazzo più stretto di Spagna), Plaça Redonda, la torre del telegrafo. Piccola tappa organizzata dalla guida per degustare una spremuta di arancia (che è uno dei prodotti tipici di Valencia). Riprendiamo con Plaça de la Reina con in fondo la Cattedrale in cui è conservato il Sacro Graal, la Basilica de la Mare de Déu dels Desamparats, Plaça dell’Almonia e infine arriviamo alla torre di Serrano che faceva parte delle vecchie mura della città. Le cose da vedere sono veramente tante!
Siamo arrivati alla fine e abbiamo 1 ora di libertà… torniamo in nave o ce la giochiamo in centro? Opzione 2, subito su alla vetta della torre di Serrano per vedere Valencia dall’alto, poi giretto per le vie del centro e alla fine di corsa alla navetta.
Qui partone le solite polemiche sterili sui posti dei pullman, come se la nave partisse senza avere tutti a bordo (senza quelli fuori per i tour). Noi restiamo tranquilli e saliamo per ultimi senza problemi, ci portano alla nave e saliamo anche noi senza problemi… una magia! Andiamo a mangiare che è meglio… vediamo lo chef che propone (qui il menù)
Punta d’anca marinata ripiena al formaggio e noci
Cannelloni ripieni al formaggio profumato al tartufo gratinati al forno
Sandwich di branzino arrostito alla paprika dolce, aglio e timo, cavolo pak choi, patate arrostite al rosmarino, intingolo di pomodorini e olive alla mediterranea
Torta al cioccolato e caffé
Ottimo! Visto che la nave salpa alle 15:00 riusciamo a uscire in tempo per vedere la partenza. Sul ponte di comando si vede il Comandante trafficare per uscire: davanti a noi c’è un’altra nave da crociera. piano piano la Costa Toscana si allontana dal molo e inizia una lenta rotazione. Sull’altra nave invece ci guardano con ammirazione e non posso che capirli, la nostra nave è veramente un gioiello. Il Capitano poi decide di salutarli con 3 colpi di sirena mentre completiamo la manovra e ci dirigiamo verso l’uscita del porto con rotta in direzione Marsiglia. Il cielo come sempre non è per nulla dalla nostra parte e passeggiamo sulla nave tutto il restante pomeriggio e godendoci dal ponte 18 il panorama (sulla sinistra della nave c’è la costa e comunque si incrociano altre navi commerciali) prima dell’aperitivo pre cena
Spritz Hugo per Jennifer e Americano per me
Doccia e cena… Qualcuno penserà che mangio solo io, in realtà lascio all’ultima “puntata” le considerazioni su questa vacanza in crociera e parlerò anche dei menù gluten free di Jennifer. Ci attendono al tavolo a fianco al nostro Paolo e famiglia
Salmone gravadlax battuto a coltello con crema di avocado, gocce di formaggio e cipolla croccante
Spaghetti di Gragnano saltati con salsa ai frutti di mare
Trancio di pesce spada alla palermitana, battuta di pomodorini, olive verdi e capperi
Arabica: cremoso al cioccolato, ganache al cioccolato bianco e caffe, biscuit al cioccolato, gelée di lamponi e croccante di mandorle e cacao
Finita la cena andiamo tutti insieme al “Colosseo” per il caffè e assistere allo spettacolo, anzi, agli spettacoli.
Finita anche questa giornata, andiamo a letto e ci riposiamo per l’ultimo tour di domani a Marsiglia dove attraccheremo verso le 13:00
Visto che oggi è giornata di tour fotografico, sveglia all’alba per scattare un po’ di foto al sole che nasce sul mare. Salgo al ponte 18 e tutto è tranquillo, una pace idilliaca, musica lounge in sottofondo. C’è solo un signore che corre come un forsennato sulla pista (credo abbia un letto molto scomodo perché alzarsi a quell’ora, in vacanza, per correre…) e qualche disperso dalla festa della sera prima che vaga senza una meta precisa. Gli unici sempre al lavoro sono gli omini costa che nel buio della notte lavorano per tenere la nave pulita e in ordine. Non si fermano mai! Li osservo e come dei soldati, in modo meticoloso lavano, spazzano, asciugano, posizionano lettini e divanetti con precisione chirurgica sul ponte in modo che appena noi croceristi arriviamo, troviamo tutto pronto. Intanto inizia ad albeggiare e mi godo il cielo trasformarsi da blu tenebra alle mille sfumature rosse fino a che non compare all’orizzonte il sole… Spettacolo della natura sempre bellissimo da vedere.
Jennifer è ancora in cabina e vado a svegliarla per andare a fare colazione come sempre a “L’Oliveto”. per me oggi Mix4 (menù del giorno qui)
Donut glassato alla nocciola, saccottino al cioccolato e croissant vuoto
Mattinata di navigazione, ci spiaggiamo fino alle 12 al ponte 8 a rilassarci anche se Jennifer accusa un po’ le lavate di Roma e Napoli e a dirla tutta nemmeno io sono troppo in forma, complice anche il continuo cambio di temperatura tra esterno nave e interno… Va bene, non ho più 20 anni, lo ammetto!
Cosa ci aspetta oggi pomeriggio: l’app Costa dice che l’escursione “#Costagrammer tour a Ibiza” ci porterà a visitare
Las Salinas
Es Vedrá
Cala Comte (Sosta in spiaggia)
sull’app specificano che la partenza è fissata per le 13:15 già in banchina quindi appena possibile pappa e poi in cabina a prendere lo zaino.
Vediamo oggi cosa ha preparato lo chef:
Insalatina di fregola, carpaccio di pesce spada marinato allo zafferano con verdurine croccanti
Zuppa di fagioli cannellini, gamberetti e olio al peperoncino e rosmarino
Trancio di salmone al vapore salsa Maltese e tagliatelle di seppia prezzemolate
Scesi dalla nave dal ponte 3, procediamo verso i pullman e qui la guida inizia a presentarci Ibiza e ci racconta qualcosa della sua storia. La prima spiaggia, al contrario di quanto previsto dal tour è Cala Comte dove abbiamo 1 ora di tempo. Sinceramente di fare il bagno e poi salire in autobus mezzi bagnati e con il condizionatore mentre siamo entrambi acciaccati non ci pare il caso. La spiaggia è anche molto affollata e quasi nessuno si tuffa. cerchiamo in compenso di fare delle foto decenti anche se il meteo non aiuta, il cielo velato nasconde i colori del mare…
La seconda tappa è sostanzialmente un belvedere Si vede l’isolotto di Es Vedrà. Dicono sia un’isola magica, protetta dalla gemella, Es Vedranell, che ha la forma di un drago addormentato. Sono tante le leggende che girano intorno a quest’isola, nate dalla grande energia che viene sprigionata. Es Vedrà sarebbe l’isola delle sirene che cercarono di incantare Ulisse. Per un’altra leggenda sarebbe il luogo di nascita della dea Tanit, una divinità introdotta dai Fenici. Per un’altra leggenda ancora sarebbe ciò che è rimasto di Atlantide, l’antica civiltà scomparsa e che, proprio nelle profondità marine, si trovi ancora oggi la porta d’accesso alla città perduta. Tutti però sono concordi nel dire che se in questo luogo si esprime un desiderio, questo si avvererà. Mettiamo da parte il mio lato ingegneristico e razionale e esprimiamo il desiderio…
O il desiderio si realizza, oppure sullo sfondo vedo molto materiale da costruzione pronto per essere utilizzato in giro per il mondo…
Ripartiamo per l’ultima meta, con qualche goccia di pioggia che scende e andiamo alla spiaggia di Las Salinas che non è nulla di particolare… Insomma, questo tour è bocciato!
Visto però che la nave salpa alle 23:00, decidiamo di fare 4 passi per la zona portuale di Ibiza. Incontriamo casualmente Paolo con la famiglia e ci invitano a sedersi con loro per un aperitivo.
Sangria normale per me e sangria al prosecco per Jennifer
Loro fanno rientro in nave mente noi proseguiamo per il centro a cercare qualche souvenir e regalino per gli amici.
Saliti a bordo, durante i controlli di sicurezza, ci informano che non possiamo portare con noi quanto acquistato. Problema? Assolutamente no! L’efficientissimo staff Costa prende il pacco, lo etichetta e ci lascia una ricevuta prima di prenderlo in consegna (vi anticipo che l’ultima sera, mentre eravamo in giro per la nave, lo hanno recapitato direttamente in stanza senza che dovessimo chiedere nulla). Doccia e, essendo le 21, abbiamo “perso” il turno ristorante. Decidiamo così, visto che la fame non è molta, di mangiare qualcosa al ponte 8 alla “Bottega dei Sapori” (ristorante a buffet) dove mi gusto un piatto di spaghetti alla crema di crostacei e una insalata (niente alcool stasera anche perché il paracetamolo attende in stanza). Molto buono anche questo piatto!
Qui noto una cosa inquietante. Essendo un ristorante a buffet, in teoria puoi passare quante volte vuoi a prendere cibo. Perché quindi prendi tanti piatti da riempire un tavolo per 6 persone quando poi sei in 2 e soprattutto avanzi almeno metà di quello che hai preso? Misteri…
Dormiamoci sopra, debitamente paracetamolizzati, che domani ci aspetta un nuovo tour a Valencia!
Leggendo il Corriere della sera sono incappato in questo articolo dal titolo “Fulmine colpisce un aereo diretto a Napoli: atterraggio d’emergenza a Bari, passeggeri illesi”
Riassumendo: un aereo di linea è stato colpito da un fulmine e ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza a Bari al posto che atterrare regolarmente a Napoli.
Iniziamo a dire che il cambio destinazione è avvenuto NON per problemi tecnici dell’aereo ma delle pessime condizioni meteo sull’aeroporto… poi che un aereo sia colpito da un fulmine non è un evento così raro: più o meno ogni 1000 ore di volo si ha questo evento. Ma questa situazione è pericolosa per la sicurezza aerea?
In prima battuta si può dire che l’aereo, essendo interamente metallico, funziona come una gabbia di Faraday (la superficie dell’aereo costituisce un involucro in grado d’isolare l’ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico presente al suo esterno indipendentemente dalla sua intensità) quindi il fulmine è agevolato nello “scivolare” via e proseguire la sua corsa verso terra.
A livello elettrico può esserci il rischio che i fulmini danneggino la strumentazione elettronica a bordo ma i moderni jet commerciali, oltre ad avere sistemi ridondanti, hanno adeguate protezioni contro questi eventi. Dopo la rapida polarizzazione potrebbe essere quindi necessaria la ricalibrazione di qualche strumento come la bussola.
A livello strutturale è estremamente difficile che vi siano danni gravi in quanto, come detto prima, il fulmine scivola sulla struttura metallica esterna (o se in materiale composito, viene adeguatamente convogliata).
A livello fisico il fulmine genera calore quindi è abbastanza facile vedere qualche “abbrustolita” sulla superficie esterna nella zona di ingresso e di uscita del fulmine.
A livello dinamico il fulmine non influisce sulla capacità di volo dell’aereo, discorso diverso per le turbolenze (correnti d’aria ascendenti o discendenti responsabili di una variazione repentina della portanza, causando i tipici sobbalzi avvertiti dai passeggeri) che si creano all’interno della nube temporalesca che possono creare altri tipi di problemi…
A livello fisiologico umano, quelli più a rischio sono i membri della cabina che potrebbero avere cecità temporanea dovuta alla forte luce emessa dal fulmine ma nulla di invalidante e permanente.
Ma non si poteva passare sopra il temporale? La quota di crociera è di circa 11000m. I cumolonembi sono masse imponenti, di aspetto minaccioso, simili a montagne o torrioni a grande sviluppo verticale (limite inferiore della stratosfera, a quote dai 12000 ai 15000 metri) e sono le nubi che accompagnano manifestazioni temporalesche producendo sempre piogge e grandinate accompagnate da fulmini persistenti e da vento molto forte al suolo. Quindi non è possibile sorvolarle.
Chiaramente dopo essere stato colpito da un fulmine, aereo subirà un processo ispettivo a terra per verificare p’assenza di danni e garantire la sicurezza del mezzo prima del prossimo volo.
Per la cronaca, durante il decollo del razzo della missione Apollo 12, il vettore Saturno V fu colpito ben 2 volte dai fulmini a distanza di 16 secondi. La missione finì con l’allunaggio e il il rientro senza problemi per l’equipaggio.
Resta solo da spiegare come mai è stato richiesto un atterraggio di emergenza da parte del comandante. Questo avviene quando un aereo deve necessariamente atterrare in una zona o in aeroporto diversi da quelli stabiliti in origine, nel momento in cui si presenta una circostanza imprevista o un pericolo che mette a serio rischio l’incolumità dei passeggeri a bordo. Possono essere distinti in
atterraggio forzato: questo tipo di atterraggio è legato ad un guasto tecnico che costringe il pilota ad atterrare il prima possibile e nel primo luogo adatto disponibile. In questo modo il pilota evita che la situazione si aggravi mettendo a rischio la vita dei passeggeri;
atterraggio precauzionale: si verifica in seguito ad una situazione di pericolo di natura medica, tecnica, meteorologica o di sicurezza che spinge il pilota ad atterrare preventivamente per evitare che la situazione si aggravi ulteriormente e si verifichino conseguenze peggiori.
Un approfondimento sulle procedure lo trovate qui su geopop.
Pertanto, essendo stato colpito da un fulmine e facendo prevalere le logiche della massima sicurezza e salvaguardia delle vite umane, avendo il dubbio che il fulmine possa aver creato qualche problema, è stato dichiarata l’emergenza.
Oggi siamo in navigazione pertanto siamo “obbligati” alla vita di bordo. Jennifer inizia ad accusare le 2 lavate prese durante le precedenti gite di Roma e Napoli. Io al momento sto ancora bene ma l’idea di andare ai ponti alti dove c’è la concentrazione di migliaia di persone mi fa salire il crimine. Già nei giorni scorsi c’è gente che rompeva le balle per tutto (ma sei in vacanza, relax, take it easy!) come la signora che dopo aver letto una mail ha dato di matto con il marito (“Sono qui in crociera in mezzo al mare, secondo loro cosa c***o posso fare?!?!?” con tanto di bimbo che la guardava rassegnato) o quelli che per qualche minuto di attesa alla reception si lamentano della disorganizzazione generale (20 persone davanti, ho atteso 25 minuti, a voi la sentenza, per me sono stati rapidissimi). Peggio ancora spagnoli e francesi che durante l’escursione di Roma hanno avuto una forte discussione venendo quasi alle mani… Possiamo scegliere tra
Opzione 1: essere sempre collegati con il cellulare su internet (ci sono diversi pacchetti dati disponibili, dal solo pacchetto “whatsapp”, a quello “social” fino al più sofisticato internet “all inclusive”) e per questo abbiamo deciso di disintossicarci collegandoci solo alla rete free della nave per scaricare i menù e le info di bordo mentre per dare notizie abbiamo atteso la rete quando eravamo a terra. Ammetto che essere meno “social” e più “friend” non è male!
Opzione 2: sfruttare le attività di bordo
Cosa possiamo fare oggi? Ogni sera sulla porta della cabina fanno trovare il “Diario di Bordo”, una specie di bigino con tutte le attività giornaliere con orari e ubicazioni. Oggi il giornale di bordo prevede
Ponte 16, palestra, ore 8:30: Corso gratuito Stretch & Release
Ponte 16, palestra, ore 8:30: Corso di Yoga a pagamento
Ponte 18, Area Sport, ore 9:30: Camminata mattutina
Ponte 16, SPA Solemio, ore 9:30: SPA Tour
Ponte 6, Leonardo gran Bar, Ore 10:00: Scuola di Ballo Caraibico
Ponte 16, piazza del campo, ore 10:00: Risveglio muscolare
Ponte 6, Leonardo Gran bar, Ore 10:30: QuizTime! Musica
Ponte 18, Area Sport, ore 10:30: Torneo di Pallavolo
Ponte 16, piazza del campo, ore 11:00: Corso di Ballo
Ponte 6, Leonardo Gran bar, Ore 11:30: QuizTime! Video
Ponte 16, piazza del campo, ore 12:00: Balli di gruppo
Ponte 18, Versilia Beach, Ore 12:00:Aquagym
e queste sono solo alcune delle tante attività presenti oggi a bordo, non c’è che l’imbarazzo della scelta!
Noi partiamo dalla base ovvero colazione e per me è il Mix3 (il menù del giorno al solito lo trovate qui)
Croissant alla crema, crostata ai frutti di bosco e plum-cake variegato
Telo preso (lo fornisce direttamente Costa e lo trovate pulito in camera tutti i giorni) ma noi ci mettiamo in pace e relax sul ponte 8 lato destro. In lontananza si inizia a vedere terra: la Sardegna. Piano piano ci avviciniamo e il Comandante annuncia che “siamo a 11 miglia nautiche dalla costa sarda, viaggiamo a 16 nodi, il mare è profondo 300m circa con una temperatura di 27 gradi e 28gradi la temperatura dell’aria. A breve incroceremo la gemella Costa Smeralda, la saluteremo con 3 suoni di sirena a cui lei risponderà con altrettanti suoni.” La costa si avvicina e riesco ad ammirare i posti che porto sempre nel cuore: la mia cara Villasimius, la sua isola di Serpentara e l’Isola dei Cavoli con il suo inconfondibile faro bianco; mi sembra anche di vedere la torre di Porto Giunco ma non sono sicuro. La costa inizia a rientrare nel golfo di Cagliari per poi tornare e siamo nella zona di Chia, Teulada, Capo Spartivento, Capo di Levante fino a vedere parte dell’arcipelago del Sulcis: La Vacca e Il Toro con sullo sfondo Sant’Antioco e San Pietro. Ciao Sardegna, spero di rivederti presto. Mentre la Sardegna passava, la sete si faceva sentire e vista l’ora, ne abbiamo approfittato per una drink. Aperol Spritz per Jennifer mentre io mi sono lasciato tentare da un Costa Wind, azzurro come il cielo. Serviti al Kartell Cafè al ponte 7 dove i solerti camerieri ti fanno accomodare e ti servono in un batter d’occhio, guai a chiedere al bar direttamente senza essere servito da loro!
Aperlor Spritz per Jennifer e per me Costa Wind: Tequila, blue curaçao, limone
Passata la Sardegna e l’aperitivo, siamo arrivati all’ora di pranzo: rientriamo e passiamo al ponte 6
Mousse di pesce e gamberi e crumble di crostacei
Rigatoni al ragù napoletano
Involtini di pesce spada ripieni serviti con salsa di pomodoro, olive e capperi
Mousse alla vaniglia servita con dadini di frutta (senza zuccheri aggiunti, così mi sento meno in colpa…)
Pomeriggio sempre da trascorrere in nave prima della serata dove viene richiesto l’abbigliamento elegante. Cosa possiamo fare? Iniziamo a girare la nave e guardarci intorno con occhi più attenti… Ovviamente sulla Costa Toscana ogni ponte ha il nome di qualche località toscana (Dal ponte 3 chiamato Talamone, passando poi per i ponti Montalcino, Pienza, Montepulciano, Bolghieri, Siena, Volterra, S.Giminiano, Arezzo, Livorno, Pisa, Lucca, Montecatini terme, Viareggio, Pietrasanta, fino al ponte 19 Forte dei Marmi). Oltre ai gran lavoratori di bar e ristoranti, c’è una parte dell’equipaggio che si nota di meno ma che fa un lavoro monumentale. Ovunque c’è qualcuno che spazza, pulisce, aspira,… Non si vede in giro una carta, un mozzicone di sigaretta, una traccia di sporco. Lavoratori instancabili che si fanno in 4 per garantire a noi di trascorrere una vacanza perfetta. Sempre servizievoli, sempre con il sorriso, sempre con una parola cortese. Attenzione però: sono dei lavoratori e come tali vanno trattati. Mi spiego meglio: durante la crociera ho visto gente maleducata lasciare lungo i corridoi bicchieri, bevande non consumate, disordine,… non sono degli schiavi e il pensiero di qualcuno è “tanto passa lui a spazzare e pulire”. Mai nulla potrebbe essere più sbagliato. All’esterno, 24 ore 24, c’è diffusione di musica chillout, loung e ambient per far rilassare gli ospiti tranne al ponte 7 poppa nave dove l'”Infinity bar” mantiene sempre un ritmo più elevato verso altri generi elettronici più energici.
Al ponte 5, oltre alle cabine c’è solamente a poppa il ristorante “L’Oliveto” dove normalmente facciamo colazione.
Al ponte 6 a poppa ci sono i ristoranti “La Maremma”, “L’Argentario” (che è quello a noi assegnato) e “Le Anfore”, una piccola zona dedicata al “My Tours” dove è possibile prenotare le escursioni e ricevere informazioni sulle stessa mentre al centro nave la zona principale che si sviluppa anche ai ponti 7 e 8: il colosseo, dove ci sono gli spettacoli principali e servito dal “caffè Vergnano 1882” (a proposito, il caffè è eccellente sia qui, sia agli altri bar), segue quindi il “Grand Bar Leonardo” con il suo salone e palchetto per della musica e si arriva al teatro “Poltrone Frau Arena” che si sviluppa anche al ponte 7.
Saliamo al ponte 7 e, oltre al teatro troviamo subito la Hospitality Area dove, dalle 7 alle 24, ci sono sempre almeno 2 persone pronte a rispondere a tutte le possibili domande (anche impossibili) sulla vita di bordo, una vera e propria reception. Proseguiamo verso poppa e all’altezza del Colosseo troviamo sia il ristorante “sushino” (per chi non può fare a meno del sushi) che il “Campari Bar”, quindi un’area shop con diverse boutique, il casinò, il piano bar “Heineken” prima di giungere a poppa al ristorante “il Vigneto osteria” che separa la zona interna della nave da quella esterna dove c’è “Infinity Bar” con le sue due vasche Jacuzzi ai lati.
Al ponte 8 a poppa iniziano ad esserci le cabine con balcone quindi procedendo in direzione prua si trova il ristorante buffet “La sagra dei sapori”, sempre affollato. Qui purtroppo si nota anche il livello di maleducazione di alcuni crocieristi: ha senso occupare un tavolo da 6 posti in 2/3 con mille piatti davanti? Proprio perché è un ristorante a buffet si può andare a prendere cibo quando si vuole e quante volte si vuole… Pare non avessero mai mangiato in vita loro! Proseguendo troviamo il Colosseo servito dal “Kartell Cafè”, ispirato proprio alla nota casa di design milanese. Alle sue spalle la pizzeria “Pummid’oro” e infine la gelateria “Amarillo”. Qui siamo in “Piazza dei Miracoli” dove c’è anche la zona “Ferrari spazio bollicine” e i 2 ristoranti superfighi “Bellavista” e “Arcipelago”. In quest’ultimo ci sono i menù elaborati dagli chef stellati Bruno Barbieri, Hélène Darroze e Ángel León. Fino al ponte 15 ci sono solo cabine, poi dal ponte 16 iniziamo nuovamente a trovare intrattenimento: il centro benessere, la palestra, il bar “Aperol Spritz” e “la spiaggia beach club” che si sviluppa anche al ponte superiore. Il ponte 16 finisce con “Piazza del campo”, un anfiteatro dove la sera diventa un altro luogo di intrattenimento musicale. Al ponte 17, oltre allo sviluppo dell’anfiteatro e de “la spiaggia beach club”, troviamo “il forte beach” (altra zona con piscina). Al ponte 18 ci sono le partenze degli scivoli, la “sky walk” che permette di passeggiare attorno al ponte senza incappare nei giochi d’acqua e infine un campo da basket/volley (debitamente cintato per evitare palloni in mare…).
Che dite, c’è abbastanza per divertirsi e intrattenersi?
La serata prevede invece un abbigliamento elegante quindi stasera ci tocca… ne approfittiamo per scattarci anche qualche foto
Si, siamo proprio belli insieme (viva la modestia!)
Ajay ci aspetta come sempre al ristorante pronto per il servizio. Durante i giorni scorsi ho sentito qualcuno vociferare che i piatti sono riscaldati… Secondo voi, una compagnia seria come Costa, con quello che fa pagare la crociera, si gioca la faccia su queste cose? Ma da dove deriva questa convinzione? Durante il servizio, si vedono spesso i camerieri passare come formiche con vassoi carichi di piatti coperti. Semplicemente sono le portate ordinate alla cucina (e non c’è una cucina per ogni ristorante, ma una immensa cucina nei ponti di servizio!) che vengono mandati con il montacarichi al ponte. Se vogliamo essere più precisi, coperchio ambrato per il piatto standard, coperchio rosa per il gluten free.
Uno degli infaticabili camerieri con il vassoio delle portate che faceva la spola dal picking point al punto di servizio
Per questo motivo sul piatto potrebbe essere presente un filo di condensa… Chiaro il concetto cari miei chef da 4 soldi che bazzicate come turisti sui ponti della nave? Va beh, pensiamo al nostro stomaco….
Tartare di salmone semi-affumicato con crema di formaggio e uova di salmone
DESTINATION DISH di Ibiza: zuppetta di ceci con salame soppressata, peperoni del piquillo e scampo arrostito
Rana pescatrice bardata al crudo, servita con lenticchie in umido
Madame Choux: bigné, crema montata al mascarpone e pistacchio con gelée al lampone
Stasera siamo arrivati “lunghi” a fine cena, complice un bicchiere di vino e 4 chiacchiere con la famiglia bergamasca con cui decidiamo di andare al Colosseo a vederci lo spettacolo. Ok, cambio programma. C’è mezza nave a voler assistere allo spettacolo pertanto proviamo in un altro bar a vedere se c’è meno ressa… Lo spettacolo lo rimandiamo a domani, per stasera caffè, ammazzacaffè e 4 chiacchiere con loro.
Domani arriviamo a Ibiza e ci aspetta un nuovo tour.
Con il termine “napolitudine” si vuole indicare una sensazione di malinconia descritta dai turisti e dagli stessi napoletani nel momento in cui si allontanano dal golfo di Napoli e dalla stessa città, tradizionalmente stigmatizzata dalla frase “Vedi Napoli e poi muori”.
A me piace pensare che sia anche un augurio di lunga vita perché, prima di aver visto tutte le meraviglie di Napoli con il dovuto tempo e la dovuta attenzione serve molto, molto tempo!
Oggi la giornata è libera per noi, non abbiamo il tour nei pacchetti crociera ma abbiamo un contatto di Jennifer che ci farà da veloce guida per la città. Al solito sveglia presto, colazione a “L’Oliveto” con Will che subito ci riconosce e si prodiga nel servirci le bevande, preoccupandosi che il solo caffè non sia poco e arriva il solito gluten free per Jennifer, io invece passo al Mix2 (qui il menù del giorno).
Croissant alla Nutella, croissant alla crema e croissant vuoto
Zaino in spalla, sbarchiamo dopo le solite procedure di sicurezza e siamo già in zona centrale di Napoli. La zona è un po’ caotica per via di alcuni lavori in corso. Da dove partire? Un giretto veloce a Castel Nuovo (o Maschio Angioino se preferite) che si affaccia sul porto, quindi Piazza del Municipio dove troviamo la fontana del Nettuno, poi passiamo alla Galleria Umberto I e quindi a Piazza del Plebiscito dove troviamo la Basilica Reale Pontificia San Francesco da Paola che guarda di fronte il Palazzo Reale. in mezzo alla piazza ci sono 2 statue equestri e si vedono delle persone bendate camminare dal palazzo alla Basilica. Pazzia dovuta al caldo? No, semplicemente stanno mettendo in pratica una leggenda.
Si narra che una volta al mese, la Regina Margherita offrisse la grazia a coloro che, percorrendo i 170 metri che separano il Palazzo dalla Basilica, passassero attraverso le statue equestri. Una maledizione della stessa sovrana però gravava sulla prova e si dice che la Regina non graziò mai nessuno. Questo perché una falsa pendenza della piazza tende a far scarrocciare verso sinistra…
Intanto Luigi, il nostro contatto, ci raggiunge e ci fa percorrere qualche stradina caratteristica del centro raccontandoci qualche curiosità di Napoli. Assieme a lui facciamo tappa da Gambrinus (si trova tra piazza Trento e Trieste e Piazza del Plebiscito) per un caffè e per una “matilde”, dolce inventato al Gambrinus in onore di Matilde Serao, scrittrice e giornalista italiana che ha fondato il quotidiano partenopeo “Il Mattino” e che molto spesso passava da qui (ma al Gambrinus era anche solito passare il grande Antonio De Curtis meglio noto come Totò). Lascio a voi il giudizio sul dolce basandovi su questa foto…
Proseguiamo poi per le vie del quartiere Chiaia e arriviamo poi al lungomare dove però qualche goccia di pioggia arriva a rompere le scatole… falso allarme? Pare di si quindi un giretto a Castel Dell’Ovo e al piccolo borgo ai suoi piedi. Luigi però ci deve salutare e ci lascia mentre noi decidiamo di mangiare una pizza. Troviamo “Mammina” dove fanno pizza anche senza glutine. Margherita per me, bufalina per la felicità di Jennifer.
Appena servono la birra…. il diluvio. Spostiamoci all’interno e mangiamo la pizza mentre fuori continua a piovere. Ci concediamo qualche momento di pausa e quando usciamo non piove più. Paghiamo, il gestore e il pizzaiolo ci danno delle dritte sulle farine e sugli impasti da provare a casa visto il problema del gluten free. Piccola nota: la pizzeria su google maps è valutata come 3,7/5 ma non rende giustizia a questo posto, ma ormai sono tutti chef stellati e influencer e le recensioni “ad canis cazzium” pullulano su internet.
Mancano poco più di 2 ore e mezzo all’imbarco e dobbiamo decidere cosa fare: nave o proviamo a vedere qualcos’altro? A me piacerebbe vedere Via San Gregorio Armeno dove ci sono tutte le botteghe artigianali dei presepi, Jennifer acconsente. A metà strada però ci sorprende un nuovo nubifragio. Attendiamo mezz’ora sotto un tendone e quando il cielo ci concede una tregua (ringraziamo S.Gennaro?) entriamo nel centro storico di Napoli. Viuzze strette, moltissimi turisti, abitanti locali che con il loro accento caratteristico danno un tocco di colore a tutto (e personalmente, la parlata napoletana mi mette allegria). Arrivati qui, scopriamo che il presepe è veramente un’arte e che in ogni piccola bottega ci sono dei capolavori. Il tempo però è tiranno e dobbiamo rientrare al porto. Percorriamo delle strade alternative a quelle fatte prima e ci rendiamo conto che a Napoli ci sono un’infinità di chiese, alcune aperte, altre chiuse e in stato di abbandono (e sarebbe un peccato perdere per incuria patrimoni artistici che il mondo ci invidia).
Arriviamo al porto alle 17:55, giusto 5 minuti prima del “tutti a bordo!”, solite procedure di imbarco e via in cabina a lavarci e cambiarci per essere alle 19 e 30 precise a “L’Argentario” per cena. Ajay pronto a consegnare il menù gluten free a Jennifer mentre io, sebbene abbia pranzato tardi con la pizza, sono un filo combattuto su come cenare ma, alla fine, la golosità ha vinto a mani basse…
Salute!
Finissima di polpo marinato al lime e pepe rosa con salsa di yogurt
Ravioli di cinghiale con il suo ragù
Sandwich arrostito di spatola ripieno di pane profumato alle olive, provola dolce e uvetta, gamberone fritto e marmellata di cipolla rossa
Smeraldo: torta al pistacchio, lemon curd, cremoso e mousse al pistacchio
Anche oggi possiamo dirci soddisfatti, pancia piena e palato soddisfatto. Un grazie a tutto lo staff per come si sta evolvendo la crociera all’interno della nave. Caffè e ammazza caffè al ponte 6 al bar “Leonardo” e chiudiamo la giornata con solita passeggiata sulla Infinity Walk dove notiamo che stiamo lasciando alle nostre spalle Napoli sotto un temporale (ok, forse sto chiedendo troppo alla fotocamera di un semplice smartphone…)
…e il tutto scattato con uno smartphone Samsung Galaxy S22!
Domani giornata di navigazione fino a Ibiza pertanto, essendo in nave, cercherò di parlare di più della vita a bordo.
Dopo una bella dormita a bordo della nave, la Costa Toscana è attraccata a Civitavecchia. Il programma di oggi prevede la gita “Un treno green verso una Roma come vuoi tu”. Alle 7:30 puntuali usciamo per andare a fare colazione. Lungo gli oltre 200m di corridoio, una serie di carrelli pulizia organizzati con maniacale cura, sono pronti per sistemare le stanze e, come dei soldatini, gli addetti sono già all’opera. Incontriamo Whaid, il nostro cabin steward, che ci chiede com’è andata la notte e se abbiamo riposato bene. Proseguiamo lungo il corridoio e arriviamo al ristorante “L’oliveto” a poppa del ponte 5 (la colazione non ha un ristorante assegnato) dove una serie di camerieri ci guida al tavolo. Qui troviamo Will, cameriere equadoregno, che subito si prodiga nel servirci caffè, succo d’arancia e si attiva per portare a Jennifer il menù gluten free. Per me invece parte il giro a provare le bontà di colazione: oggi il Mix1 (il menù del giorno invece lo trovate qui)
Bombolone alla Nutella, cannolo di sfoglia ripieno di chantilly e ciambellone
Il tour invece prevede il passaggio in bus dal porto alla stazione di Civitavecchia per poi spostarsi in treno verso Roma. Arrivati a Roma S.Pietro, ci attende la nostra guida e inizia subito a guidarci e a parlarci della città e dei suoi tesori partendo dalla cupola di S.Pietro che si vede dalla passeggiata del Gelsomino (“progettata da Michelangelo ma modificata dai suoi successori, roba che se lo avesse saputo si sarebbe risvegliato dalla tomba!”) quindi il passaggio per piazza San Pietro dove si ammira il tutta la sua maestosità la basilica e il colonnato del Bernini, poi via lungo via della Conciliazione fino a Castel Sant’Angelo. Attraversiamo il Tevere su ponte Sant’Angelo (da dove si vedono anche dei resti emersi dal basso livello del Tevere) e la guida, percorrendo molte vie interne per farci vedere scorci di Roma meno turistici ma molto caratteristici ci porta a Piazza Navona.
Da qui in avanti siamo liberi di girarla come si vuole. Non possiamo pertanto non passare a vedere il Pantheon, il Colosseo, l’Altare della Patria, Piazza di Spagna… Roma è talmente immensa e ricca di cultura che ci vorrebbe molto più tempo ma l’orologio ci ricorda di ritornare.
Visto che si passa anche davanti alla sede INPS ho pensato di lasciare un CV… mi hanno detto che mi faranno sapere tra qualche decennio se diventerò un loro dipendente. Sulla via del rientro dal Colosseo però inizia a piovere…
Non piove da mesi a Varese e qui invece…
Rientriamo a Piazza San Pietro dove abbiamo appuntamento con l’accompagnatore Costa…Ma qui il dramma: inizia un diluvio e dopo circa 15 minuti di tentennamenti siamo costretti in gruppo a partire per la stazione (il treno non aspetta, la nave nemmeno…)
…e diluvio fu!
Quindi, dopo 20 minuti sotto la pioggia battente, arriviamo in stazione dove ovviamente inizia a comparire un timido sole (con conseguente comparsa di clima tropicale…). Jennifer aveva un k-way nuovo ma che, per un difetto di produzione, non era impermeabilizzato e di conseguenza era completamente zuppa, se poi aggiungiamo che il treno aveva l’aria condizionata vi lascio immaginare il resto della vacanza come sarà poi influenzato da tutto ciò.
Rientrati in porto, controllo di sicurezza prima di salire sulla nave (metal detector, scansione dello zaino e verifica identità con la costa card) prima di andare in cabina per una doccia e prepararsi per la cena. Visto però che avevamo uno sconto 20% sui ristoranti da usufruire nei primi 2 giorni di crociera, decidiamo di andare al ponte 7 al Teppanyaki a vedere com’è.
Ci aspetta un ambiente gradevole, il cuoco fa anche un piccolo show mentre cucina e il risultato è molto divertente, soprattutto per il bambino di fronte a noi.
Anche per stasera pancia piena e palato soddisfatto! Non resta che concedersi un buon caffè con annesso ammazzacaffè e fare 4 passi sulla Infinity Walk prima di tornare dentro e fermarsi a guardare lo spettacolo al Colosseo prima di andare a nanna… Domani ci aspetta Napoli!
Godiamoci il tramonto sul mare mentre siamo in navigazione…
Anche se sono passati diversi anni dalla mia ultima volta in pista, vedere la gara MotoGP sul circuito di Misano mi ha riportato alla memoria di quanto sia bella quella pista.
L’occasione per girare al Misano World Circuit (ex Santamonica) di Misano fu il mio ultimo DRE (acronimo di Ducati Riding Experience), il corso ufficiale Ducati che permette di girare in pista con un istruttore di alto livello sulle celebri piste e con la moto di Borgo Panigale.
La prima esperienza fu ad Adria con una 848evo. Il battesimo della pista.
Ricordo il dramma alla mattina quando uscito di casa diluviava: come sarà il meteo ad Adria? Annulleranno tutto? Man mano che percorrevo l’autostrada il cielo si rasserenava e alla fine trovai bel tempo.
Ma torniamo a spiegare il DRE. Il corso prevede di poter girare per 5 turni per un totale di circa 2 ore e mezza di pista con un gruppo di 5 persone più l’istruttore (identificati da una fascia colorata ben visibile sul braccio), formula ideale per apprendere i segreti della guida in pista in tutta sicurezza. Il corso infatti, prevede delle rigide regole da rispettare e che l’istruttore impone: sono vietati sorpassi o bagarre tra aspiranti piloti o comportamenti indisciplinati che possono mettere a rischio l’incolumità propria o di altri partecipanti.
I primi 2 turni vengono fatti con l’istruttore alla guida del gruppo in modo da imparare al meglio il tracciato, le traiettorie, prendere le misure per le staccate (le definiamo così perché è il termine tecnico, anche se dal mio livello a quello che si vede in tv ne passa di acqua sotto i ponti…). Ad ogni giro, in un punto prefissato il primo componente del gruppo alza il braccio sinistro e si fa sfilare dagli altri fino ad arrivare all’ultima posizione permettendo così ad ogni partecipante di essere a contatto con il proprio istruttore e di vedere da vicino quanto indica. Dal terzo turno in poi invece una persona guida il gruppo con dietro l’istruttore e a seguire gli altri 4 componenti. Il tutto ripreso dalla videocamera così che, alla fine del turno, ai box sia possibile vedere l’on board dalla moto dell’istruttore che, con il giusto spirito critico, fa vedere gli errori che commettiamo (anticipi troppo la frenata, qui sei largo di traiettoria, qui non butti fuori il culo dalla moto,…). Al turno successivo, forti della sua spiegazione e, allo stesso tempo con una conoscenza sempre maggiore della moto e del circuito, si riesce a spingere più forte.
L’ultimo turno è quello della verità: anche se la stanchezza si fa sentire (chi ha detto che andare in moto non è faticoso?!?), è il momento di provare a spingere al massimo e vedere quanto si è appreso durante la giornata. Non ci sono cronometristi ufficiali sul circuito, ma smanettando (illegalmente) con il display della moto è possibile autocronometrarsi e vedere di quanto si è migliorati dal primo turno fatto al mattino.
La prima esperienza di Adria all’inizio su “catastrofica”: i miei compagni di corso erano tutti pistaioli mentre io non ero mai entrato in pista. Il risultato fu un primo turno da “scampagnata” in cui non riuscivo a stargli dietro (complice anche il timore della pista umida).
Ma dal secondo turno iniziò ad andare meglio: ricordavo la sequenza delle curve e i punti di frenata. Alla fine della mattinata più o meno stavo dietro a tutti. Andai in pausa pranzo discretamente soddisfatto. Alla ripresa l’istruttore ci mostrò come affrontare la curva da piloti veri e non da bar.
Risultato: la moto cambia completamente la sua dinamica così come i riferimenti della pista! Infatti le curve le anticipavo troppo e perdevo tempo, ma… per la prima volta ho toccato la saponetta sull’asfalto!!! Ai box il video mostrava impietosamente il disastro della guida, ma allo stesso tempo aiutava a capire come migliorarsi. Ultimo turno: mettiamo a fuoco quanto detto dall’istruttore e proviamo a dare gas. Risultato: sono stato il più veloce del mio gruppo (non della pista, SOLO del mio gruppo). Questo perché, partendo da zero, ho seguito quanto spiegato dall’istruttore mentre gli altri tendevano a portarsi dietro le vecchie abitudini.
Ultima indicazione dell’istruttore: “impara a buttare bene il culo fuori dalla sella”.
Esperienza molto positiva, ripetuta l’anno successivo al Mugello. Qui però la moto è una Panigale 1199 e il circuito si fa molto più serio e veloce.
L’istruttore stavolta è un toscano puro che è anche un veterano del circuito. Partendo dalla base dell’anno prima cerco di stare nel gruppo, ma questi vanno forte! Della pista posso solo dire che è spettacolare, il rettilineo dei box, che è lungo più di 1 km, permette di sfiorare i 300km/h con una moto di serie prima di staccare alla prima curva, la San Donato (e si sente l’aria spingere quando si mette la testa fuori dal cupolino). Altro punto veramente particolare è la curva arrabbiata 2 (la fai a memoria perché l’uscita è cieca) e soprattutto la Bucine (l’ultima curva prima del rettilineo box).
Le indicazioni dell’istruttore sono state (da leggere in toscano) “uscite bene dal Correntaio perché alle Biondetti si fa il tempo” e “non date la scia dopo la Bucine perché il traguardo è lontano e con la scia quello dietro vi frega”. Bene, teniamo presente tutto ciò e andiamo… il consiglio migliore fu, non avendo ben chiaro come affrontare l’Arrabbiata 1 e 2 (sempre da leggere in toscano) “…e tu dacci gas, non aver paura, dacci gas! fai così…” (mimando con il polso il gas completamente aperto)
Terzo DRE fu a Imola al Santerno (o Autodromo Enzo e Dino Ferrari) questa volta con la più piccola Panigale 899 (le 1199 erano dedicate ai corsi più avanzati), circuito a mio parere molto tecnico dove il punto più divertente è la curva della Tosa e la zona delle acque minerali – da raccordare alla perfezione!
Qui l’istruttore ha insegnato bene cosa vuol dire raccordare le curve (si sacrifica la prima per fare alla perfezione la seconda), ma soprattutto cosa vuol dire resistere a una staccata e finire fuori traiettoria perdendo tempo prezioso.
A Imola mi sono reso conto anche di quanto sia importante essere veloci nei cambi direzione per non perdere tempo sul giro. Ultima indicazione dell’istruttore: “freni forte, dai gas forte, ma devi imparare a buttare fuori per bene il culo dalla sella!”. Vero, il problema è che per qualche misterioso motivo non ero in perfetta forma e le anche erano doloranti non permettendomi di essere a mio agio in sella muovendomi come mi sarebbe piaciuto (e soprattutto come avrei dovuto).
Ultimo DRE a Misano dove mi sono concentrato a massimizzare quanto imparato nelle puntate precedenti. Questa volta fisicamente in forma, guidare è stato molto più piacevole ed efficace!
Le curve 4-5, la Quercia, il Carro con la successiva curva 15 e la Misano sono i tratti che più mi sono piaciuti (ok, lo ammetto… Anche fare il Curvone a gas spalancato è stato divertente!)
L’istruttore con i suoi consigli ha permesso di spingere sempre più forte sin dal secondo turno. Il problema è stato al quarto turno perché, per una congiunzione astrale, i vari gruppi si sono trovati quasi in contemporanea sul rettilineo box.
Ogni gruppo ha un suo livello e una sua velocità qui di trovarsi 30 moto assieme nello spazio di un rettilineo non è stato facile: io ancora a pieno gas (il mio riferimento di staccata era dopo il muretto box) mentre quello davanti a me di un gruppo diverso, inizia a frenare prima della fine del muretto box… la prima curva è a destra… Attimo di panico: a destra ho una moto e non posso spostarmi, quello davanti si avvicina… mollo i freni, mi butto a sinistra, mi riattacco ai freni e butto la moto in curva… ok, non ho sentito il botto, non siamo caduti, la dea bendata assieme a San Brembo hanno fatto la loro parte, riprendiamo il grupp… quale gruppo? Ci siamo trovati tutti mischiati quindi… finiamo il turno da soli come se fosse una gara 😂😂😂.
A fine turno, ai box anche gli istruttori non ci capivano più niente, ma alla fine ci siamo divertiti tutti, non ci siamo ammazzati (questa è stata la cosa più importante) e ho verificato che senza un guida davanti me la sono cavata egregiamente.
In conclusione, per quanto io sia un motociclista da strada, il DRE mi ha permesso di divertirmi in assoluta sicurezza, di guidare in maggior scioltezza la moto, di avere maggiore consapevolezza dei limiti e delle capacità della moto. Un grazie quindi ai vari istruttori che ho incontrato nel corso dei vari DRE, da Roberto Rozza (Adria) passando per Vinicio Bogani (Mugello), Livio Bellone (Imola) fino a Fabio Massei (Misano) per avermi insegnato le basi della pista e per avermi permesso di migliorarmi ad ogni appuntamento.
NOTA: per motociclista da strada intendo che giro per strada, ma non significa che corro per strada: la strada è un luogo aperto al traffico con infiniti pericolo in più rispetto alla pista e senza vie di fuga quindi quando viaggio cerco di essere quanto più ligio possibile al codice della strada (e gli interventi fatti nel corso degli anni in ambulanza 118 me lo ricordano qualora mi dimenticassi di essere per strada…)
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