SPAGHETTI ACCIUGA, BURRATA E POMODORINI CONFIT

A volte cenare da solo diventa fonte di ispirazione e di sperimentazione culinaria…

  • 80g di spaghetti
  • 6 pomodorini
  • 1 spicchio d’aglio
  • 3 acciughe sott’olio
  • 1 burrata
  • 1 fetta di pane
  • olio extravergine d’oliva
  • sale, pepe q.b.
  • Lavare i pomodorini e tagliarli a metà quindi metterli su un piatto con olio e sale e una spruzzata di pepe e lasciarli qualche minuto sul piatto prima di passarli a forno per 1 ora a 160°C (o in alternativa 190°C per 15 minuti in una friggitrice ad aria)
  • Mettere a tostare il pane nel forno (o per 5 minuti nella friggitrice ad aria) quindi sbriciolarlo
  • Mettere lo spicchio d’aglio in pentola con l’olio e farlo imbiondire quindi toglierlo
  • Far sciogliere nell’olio le acciughe a fiamma moderata
  • Far bollire gli spaghetti in acqua salata per 6 minuti
  • Togliere la pasta conservando l’acqua di cottura
  • Passare gli spaghetti nella padella dove sono state sciolte le acciughe e proseguire la cottura aggiungendo i pomodorini e 1 mestolo d’acqua
  • A fine cottura aggiungere la burrata e impiattare
  • Spolverare con il pane sbriciolato

Buon appetito!

CONSIDERAZIONI DI FINE ANNO

Com’è stato il 2023? Sicuramente è stato un anno strano…

A livello lavorativo ho lasciato un’azienda senza nemmeno finire il periodo di prova per passare a una nuova azienda dove posso dire di trovarmi molto bene sia come ambiente che come lavoro. Ovviamente passare da quello che è sempre stato il mio “lavoro” cioè la carpenteria leggera e l’ufficio tecnico a fare cilindri idraulici di notevoli dimensioni implica picchiare il naso e commettere qualche errore… Anche se Fabio ogni tanto mi tira le orecchie devo dire che mi ha insegnato molto (ma devo ringraziare anche altri colleghi che mi hanno supportato e sopportato).

A livello familiare abbiamo fatto un passo importantissimo e ci siamo trasferiti in una nuova casa, e il traslocco completo non è stato semplice… ma ce l’abbiamo fatta!

Un traguardo personale importante lo ho raggiunto a maggio: un quarto di secolo di volontariato! Era il lontano 1998 (ed ero ancora senza patente) e la sera frequentavo il corso di primo soccorso a Vergiate. Mai avrei pensato dopo 25 anni di trovarmi ancora a bordo delle ambulanze a soccorrere e di essere io istruttore ai corsi…

E il 2024? chissà cosa ci riserverà…

Buon anno nuovo a tutti!!

AL CINEMA CON VACANZE DI NATALE ’83

Solo per oggi, 30 dicembre, sarà in proiezione nelle sale italiane “Vacanze di Natale” in occasione dei 40 dalla sua produzione

Girato a Cortina d’Ampezzo nell’autunno del 1983 in sole 3 settimane, è il primo (e per me unico e inimitabile) cinepanettone che doveva rappresentare lo spaccato della società italiana degli anni ’80.

Sicuramente chi andrà a vederlo saprà a memoria tutte le scene ma soprattutto le battute, almeno le più famose…

A Cortina ci sono i Covelli, una famiglia di ricchi costruttori edili: l’avvocato Giovanni Covelli (Riccardo Garrone), il capofamiglia annoiato dalla routine delle vacanze di Natale, la moglie snob attenta solo all’immagine, e i tre figli Roberto (Christian De Sica), Diamante e Luca. Il primo è giunto a Cortina d’Ampezzo direttamente da New York con la bellissima fidanzata Samantha (Karina Huff); la seconda, scorbutica e inquieta, ha un pessimo rapporto con Roberto; il terzo pensa più allo sport (e in particolare alla Roma, di cui è tifoso sfegatato) che alla fidanzata Serenella, la quale per gelosia gli fa credere che il suo migliore amico, il borgataro Mario Marchetti (Claudio Ammendola), si sia invaghito di lei.
Mario, venuto in vacanza da Roma a Cortina con la sua famiglia un po’ rozza ma simpatica capitanata da Arturo Marchetti (Mario Brega), è interessato in realtà a Samantha e riesce a trascorrere con lei la notte di Capodanno, con la promessa di rivedersi anche nei periodi successivi, quando le vacanze saranno finite, e a riappacificarsi con Luca, che gli chiede scusa per aver creduto alla storia falsa di Serenella.
C’è poi Billo (Jerry Calà), squattrinato playboy sciupafemmine che suona al piano bar e che rincontra la sua ex fiamma Ivana (Stefania Sandrelli), moglie annoiata di un milanese arricchito e superficiale, Donatone Braghetti (Guido Nicheli), che la trascura. Stanca del marito, Ivana viene spinta al tradimento dall’amica Grazia, l’infedele moglie dell’industriale bolognese Cesarino Tassoni.
Billo è ancora innamorato di Ivana ma, dopo avere saputo che è sposata con Donatone, cerca di fare incontrare quest’ultimo con Moira, detta “la mandrilla di Porto Recanati”, una prostituta, in modo che Ivana abbandoni il marito. Infatti, dopo aver scoperto il tradimento di Donatone, Ivana finisce tra le braccia di Billo, ma torna poi dal marito dopo aver scoperto che ha avuto un incidente con l’auto.
L’estate successiva, tutto il gruppo si ritrova di nuovo, ma questa volta sulle spiagge della Sardegna. C’è anche Billo, ancora alle prese col pianobar e sfiancato dal mestiere che definisce molto duro, costretto ogni sera a portarsi del “lavoro” a casa.

Se i cinepanettoni usciti dopo sono tutti verso il volgarotto generato dalla coppia Boldi/De Sica, questo film ha ancora come protagonisti ragazzi in cerca dell’amore. Ecco, quello che distingue Vacanze di Natale del 1983 dai cinepanettoni è il romanticismo, l’ingenuità, una sorta di innocenza che si stava perdendo proprio in quegli anni, ma che ancora c’era.

Lo rende immortale anche la sua colonna sonora: “Moonlight Shadow” di Mike Olfdfield, “Nell’aria” di Marcella Bella, “I Like Chopin” di Gazebo, “Sunshine Reggae” dei Laid Back senza però dimenticare anche “Grazie Roma” di Antonello Venditti come richiamo all’origine di alcuni dei protagonisti e alla passione per “la maggica” che lega Mario Marchetti con Roberto Covelli.

Oggi i cinepanettoni strappano a forza una risata istantanea che non resta nel tempo, cosa che invece accade con i vari caratteristi del film e che quasi tutti ricordiamo.
Come Billo e il suo “non sono bello… piaccio!”. È un cult anche il dialogo tra Billo e Ivana a base di testi di canzoni che si chiude con un “sono una donna non sono una santa”.
E anche il duetto che racconta tutta la noia del rapporto tra Roberto e Serenella. “Chissà come lo passa il Capodanno Toninho Cerezo…”. “Me lo stavo proprio chiedendo, prima, mentre stavo vomitando…”. “Secondo me sta dormendo. È un professionista”.
Arturo Marchetti esordisce con un “ma nun potevamo annà a Ovindoli” appena sceso dalla macchina a Cortina e, investito da una badilata di neve, continua con “Ursus, ma pure qua stai? Ma li mortacci tua!” Donatone Braghetti è fatto per fare battute secche. “Ivana fai ballare l’occhio sul tic! Via della Spiga – Hotel Cristallo di Cortina, 2ore, 54 minuti e 27 secondi: Alboreto is nothing” (di cui l’ultima parte è pura improvvisazione del Dogui) e il famosissimo “Ma la libidine è qui: sole, whisky e sei in pole position” fino ai commenti sull’incidente quando “i freni non hanno risposto all’appello!!

Chiudiamo l’articolo come è giusto che sia con l’avvocato Covelli che ci ricorda con la sua frase storica, pronunciata con un aplomb unico che “Anche sto Natale… se lo semo levato dalle palle!”

UN WEEKEND IN TOSCANA

Complice il ponte del 8 dicembre, con Jennifer abbiamo deciso di prenderci una pausa e di passare un weekend in toscana.

Partenza ore 8:00 da casa, veloce colazione alla pasticceria “Da Cris” di Vergiate e poi imbocchiamo l’autostrada in direzione Pieve Santo Stefano. Il viaggio scorre discretamente liscio anche se spesso si trovano automobilisti imbranati che non hanno idea di cosa vuol dire viaggiare in autostrada. Soprattutto non conoscono la regola dell’usare la corsia di destra (Articolo 143 comma 5 del codice della strada).

Arriviamo alle 13:00 all’Hotel Santo Stefano e dopo un veloce check-in passiamo all’annesso ristorante “il Portico” dove pranziamo.

Crostoni toscani
Tagliata di Chianina
Fagioli all’uccelletto

Il pomeriggio lo passiamo a Sansepolcro che si trova a 16km da Pieve Santo Stefano ed è la cittadina dove nacque Piero della Francesca. La cittadina è ai piedi dell’ultimo tratto dell’Appennino toscano e domina la Vatiberina e il territorio di Sansepolcro è circondato da dolci e verdi colline con distese di tabacco.

Siamo in mezzo a opere del Rinascimento e tra un dipinto di Piero della Francesca e altri di pittori ignoti scopriamo anche come sono fatti gli affreschi.

L’affresco è una pittura eseguita sul muro in cui il colore viene steso sull’intonaco ancora fresco cioè “bagnato”. Il pigmento stemperato in acqua resta così in sospensione su un supporto costituito da intonaco fresco in cui l’idrato di calcio (il legante) non si è ancora calcificato. questo fa si che il pigmento, una volta inglobato, viene conservato per un tempo pressoché illimitato. Con il Rinascimento, l’affresco conosce il momento di maggior diffusione. In area centro-italiana è abbandonato l’uso della sinopia (traccia di colore rossiccio derivante dalla città di Sinope che si trova nell’attuale Turchia e da cui proveniva la terra rossa necessaria; sull’arriccio cioè malta di calce e sabbia a media granulometria il pittore disegnava a carboncino le linee essenziali che poi ripassava a pennello con la terra rossa) e viene introdotto l’uso del cartone preparatorio (foglio di grande dimensione grande quanto i’affresco e bucherellato seguendo il disegno ) e dello spolvero (si passava la polvere di carbone attraverso un tampone che, passando per i fori, si depositava sul muro).

Questo è l’esempio dell’affresco “La giustizia” del 1441 di Niccolò di Agnolo del Fantino proveniente dal palazzo comunale di Sansepolcro

Passeggiamo poi per le vie del centro in pieno clima natalizio e ci imbattiamo ne “L’Agricologica“, simpatico negozietto dove ci sono molti prodotti alimentari animali provenienti da allevamento allo stato brado. Degustiamo qualche salume e, confermata l’impressione dulla bontà del prodotto, acquistiamo qualche confezione per i regali di Natale.

Visto che si fa tardi, torniamo in albergo per una doccia e poi cena al ristorante (restando leggeri visto che abbiamo pranzato abbondantemente e tardi…)

Abbondate piatto di ravioli toscani al sugo di cinghiale

Sveglia alle 7:30, colazione alle 8:00 e poi via in direzione Arezzo! La strada inizialmente è una superstrada ( la SS3 bis “Tiberina”) che costeggia parte del lago Montedoglio, lago creato dallo sbarramento artificiale del Tevere a 30km della sua sorgente e che rappresenta il lago più esteso della Toscana . SI prosegue poi sulla Statale 73 Senese Aretina dove si passa attraverso paesaggi gradevoli (anche se la prima tratta era rovinata da una leggera foschia)

Arezzo è conosciuta come città dell’oro e dell’alta moda. Patria di artisti e poeti quali Francesco Petrarca, Giorgio Vasari, Guido Monaco, Guittone d’Arezzo, Pietro Aretino, Gaio Cilnio Mecenate, Spinello Aretino, Francesco Redi e, nelle vicinanze, di Michelangelo Buonarroti, Piero della Francesca, Luca Signorelli e Andrea Sansovino. All’interno della cappella della basilica di San Francesco troviamo affreschi di Piero della Francesca mentre all’interno della chiesa di San Domenico c’è il crocifisso di Cimabue. nota anche per l’importante Giostra del Saracino, che divide la città in 4 quartieri (quartiere di Porta Crucifera o “Colcitrone”, quartiere di Porta del Foro o “Quartiere di Porta San Lorentino”, quartiere di Porta Sant’Andrea e il quartiere di Porta Santo Spirito o “Quartiere della Colombina” e corrispondente all’antico Quartiere di Porta del Borgo). C’è l’imbarazzo della scelta di cosa vedere…

In mattinata abbiamo anche avuto il tempo di incontrare la mia cara amica Lucia (conosciuta a Misano Adriatico in vacanza nel lontano 1996 e siamo tutt’ora in contatto) per un veloce caffè

Sempre bello ritrovarsi dopo tanto tempo!

Visto che si avvicina l’ora del pranzo è lei che ci consiglia di andare dal suo macellaio di fiducia Alfredo che è a soli 100m perché, oltre a fare il macellaio, ha una gastronomia: ci propone infatti 2 tartare e 2 bicchieri di Chianti. Tagliata fatta al momento a coltello (200g di Chianina) di una bontà unica e pagato un prezzo irrisorio. Altamente consigliato!

Una buona (e abbindante) tagliata di Chianina

Proseguiamo il tour con un breve trasferimento a Città di Castello

Piccola cittadina fondata dagli Umbri sulla riva sinistra del Tevere in prossimità del territorio assoggettato al controllo degli Etruschi. Partiamo con una visita alla cattedrale dei Santi Florido e Amanzio la sua storia è molto lunga e, distrutta a causa del terremoto del 1458, la ricostruzione fu intrapresa solo a partire del 1494 per concludersi nel 1529 con una nuova consacrazione a San Florido, al quale venne aggiunto anche quello di Sant’Amanzio. Nel 1632 si iniziò il rivestimento della facciata, che però rimase incompiuta. La cupola cinquecentesca, crollata a seguito di un secondo terremoto, fu ricostruita alla fine del Settecento… insomma, una Chiesa non troppo fortunata!

Passiamo poi a visitare le altre Chiese con i vari affreschi e dipinti e le vie del centro.

Mi chiedo però come sia possibile che, in pieno centro di una cittadina come questa, sia stato possibile creare una zona iper moderna, una piazza enorme che nulla ha che a vedere con il centro storico ma soprattutto il parcheggio sotterraneo a vista con a fianco vecchie mura storiche….

Rientrati in albergo, il tempo di fare una veloce doccia e scendiamo al ristorante per cenare assieme a Paolo

Antipasto misto
Pappardelle al ragù d’oca
Arrosto con polenta
Cantucci con vin santo

Mattino successivo ripartiamo, direzione Scandicci per un saluto a un amico di Jennifer visto che siamo già sulla via del rientro.

Ricosteggiamo il lago e ci fermiamo a fare qualche foto

Ne approfittiamo, arrivando con 1 ora di anticipo rispetto al previsto, per una veloce visita alla Certosa di Firenze che incredibilmente è chiusa per visite alla domenica… Ci sono aperte solo le zone per andare alle chiede per le funzioni religiose…

Proseguiamo visto il poco tempo per piazzale Michelangelo, realizzato dal 1869 su disegno dell’architetto Giuseppe Poggi su una collina appena a sud del centro storico da cui si gode una vista panoramica sulla città dove è possibile scorgere ponte vecchio, S.Maria Novella, la Cattedrale di S.Maria del Fiore, Palazzo Vecchio,…

Firenze l’è piccina… e vista dal piazzale, la pare una bambina, vestita a carnevale (Leonardo Pieraccioni)

Partenza alle 15:45 sperando di non trovare troppo casino ma… speranza vana!

Appena imbocchiamo l’autostrada è una colonna unica. Lavori in corso e incidenti ci terranno compagnia per tutto il viaggio di ritorno. In compenso tra 4 chiacchiere con Jennifer, la musica e tanta pazienza riusciamo ad arrivare a casa per le 21:15.

In compenso la Giulietta ha fatto egregiamente il suo lavoro: nonostante l’assetto discretamente rigido che trascura un filo il comfort a vantaggio della guida non ci ha fato pesare troppo i km percorsi e soprattutto il MultiJet2 ha fatto benissimo il suo lavoro con un consumo medio di 20,1km/l, valore di tutto rispetto considerando il percorso affrontato!

Multijet2, incredibile ma diesel! (da un famoso spot tv)

CIAO SERGIO…

Svegliarsi alla mattina e trovare il messaggio della tua compagna (o “badante” come la chiamavi tu) dove diceva che te ne sei andato è stato terribile.

Ce ne siamo andati lo stesso giorno dalla ALGO, io per una nuova sfida professionale e tu per goderti la tua meritata pensione.

Sei stato per molto tempo il mio capo, il mio “maestro” sul lavoro (e ti devo molto per questo), ma soprattutto sei stato un Amico.

Voglio ricordarti con questa semplice immagine scattata anni fa in ufficio.

Riposa in pace

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
(William Shakespeare)

IL SOCCORRITORE SULLA SCENA DEL CRIMINE

Credo che la formazione continua per i soccorritori sia fondamentale perché aiuta ad essere sempre preparati in ogni possibile situazione. Ma come operare quando ci si trova di fronte a una possibile scena del crimine visto che sempre più spesso capitano interventi simili?

Ieri sera, grazie al prezioso aiuto dell’amico Daniele Pizzi (Avvocato, docente universitario ma soprattutto volontario del soccorso) e del suo collega Manuel Cinquarla (criminologo), sono riuscito a mettere in piedi una serata a tema sull’argomento.

Con ben 72 persone iscritte all’evento (oltre ai “miei” volontari di Angera, hanno presenziato i colleghi ANPAS di Malnate, Besano, Cunardo, Travedona, Rho, Carnago, Buscate e gli amici della Croce Rossa comitato Medio Verbano) abbiamo avuto il piacere di avere alla serata la Dr.ssa Sabina Campi (direttrice della AAT 118 Varese) e la Dr.ssa Marianna Dara (medico AREU) che sono passate per un saluto ma alla fine hanno partecipato a tutta la lezione con vivo interesse e curiosità.

Durante la serata abbiamo imparato come approcciare alla scena del crimine e come non “pasticciare” per inquinare le prove che le forze dell’ordine dovranno poi utilizzare per individuare i colpevoli. Abbiamo avuto inoltre modo di visionare con i nostri occhi qualche strumento utilizzato per le indagini. Una serata molto interessante e che sicuramente in futuro cercheremo di replicare!

Un grazie anche al mio Presidente CVA Cav. Gianluigi Conterio per avermi permesso di organizzare questo evento!

Il nostro presidente Cav. Gianluigi Conterio e la Dr.ssa Sabina Campi
L’amico Daniele Pizzi…
…e il suo collega Manuel Cinquarla
Il pubblico durante la serata
CSI: Angera, Horatio Caine spostati proprio!

BUON COMPLEANNO 916!

Correva l’anno 1993. Mese di ottobre. 53°edizione di E.I.C.M.A. alla vecchia Fiera Milano (che significava scendere a Milano Bullona con le Ferrovie Nord Milano). Il biglietto costava 14000 lire. Quell’anno, nonostante una contrazione del mercato globale delle moto, la novità principale del salone fu al padiglione Ducati. Venne tolto il velo alla “916”.

Quando si tolse quel velo, tutte le moto prodotte fino a quel momento (comprese le altre novità presentate al salone) divennero preistoria: ci vollero anni prima che le altre case riuscissero a presentare qualcosa che non avesse un design goffo e impacciato (la prima ad avere questo aspetto fu la Yamaha R1 ma arriviamo nel 1998, 5 anni dopo).

Sua Maestà Ducati 916

All’epoca, solo 2 visionari come Claudio Castiglioni (all’epoca Ducati era sotto il controllo di Cagiva) e Massimo Tamburini (direttore del Centro Ricerche Cagiva di San Marino) potevano concepire una moto che, a distanza di 30 anni, ancora oggi ha delle linee attuali e non vuol saperne di invecchiare. Una moto che, nonostante l’età, non puoi non girarti e guardarla…

Una moto per essere bella deve essere innanzitutto funzionale e dare soddisfazione a chi la guida

(Massimo Tamburini)
Claudio Castiglioni (a sinistra) e Massimo Tamburini (a destra)

Il design, ad opera del compianto Sergio Robbiano (morto il 30 giugno2014 in un incidente in moto sulle alture genovesi), era ed é tuttora un vestito che copre debitamente le parti meccaniche lasciando però spazio alle zone di manutenzione. Un vestito di una compattezza tale che poteva essere adatta a una GP 250cc. Uun intreccio di linee che solo il made in Italy poteva concepire per esaltare il telaio. Ha un profilo il più aggressivo possibile dato dai gruppi ottici rastremati, il muso puntato verso il basso, il serbatoio inclinato in avanti e scavato sui fianchi per finire con il codone rivolto verso l’alto da cui spuntavano 2 cannoni… cioè… volevo dire… silenziatori ellittici (che fino ad allora erano posizionati lateralmente alle moto).

Il telaio era costruito come da tradizione Ducati in traliccio da tubi Ø28mm in acciaio 39NiCrMo3 a cui veniva affiancata una forcella Showa da 43 mm completamente regolabile e un monoammortizzatore Showa anch’esso completamente regolabile nell’idraulica. In più il telaio presentava anche la possibilità di regolare l’inclinazione dell’angolo di sterzo tra i 23,5° e i 24,5° per poter meglio adattare il comportamento dinamico della motocicletta alle esigenze del pilota e del circuito. Gli pneumatici erano da 17 pollici con misure 190/50 al posteriore e 120/70 all’anteriore. Il reparto frenante era affidato alla Brembo con due dischi flottanti in ghisa da 320 mm di diametro all’anteriore affiancato da una piza ad attacco tradizionale a 4 pistoncini (all’epoca l’attacco radiale era roba esclusivamente racing) e da un disco da 220 mm al posteriore con pinza monopistone.

Il traliccio ospitava al suo interno una evoluzione del leggendario bicilindrico a L “desmoquattro” capace di erogare 109CV a 9000giri/min e 8.81kgm a 7000giri/min con cambio a 6 marce e frizione a secco con 15 dischi che conferiva il tipico “sferragliare” delle ducati old style.

Massismo Bordi con il “DesmoQuattro”

Poi, per sentire bene la poderosa voce del pompone, molti proprietari montarono la coppia di terminali di scarico Termignoni in carbonio (rigorosamente senza DB killer…) che, oltre a conferire un aspetto più racing, esaltavano il sound rendendolo più cupo (e aggiungerei riconoscibile da molto lontano…)

L’ammortizzatore di sterzo posizionato trasversalmente consentiva di compattare la zona dello sterzo oltre che a permettere la migliore configurazione possibile dei condotti di aereazione. Il blocchetto chiave venne affogato nel serbatoio rendendolo quasi invisibile all’occhio.

Ogni particolare fu realizzato per ottenere il massimo rendimento nell’uso in pista (una posizione in sella molto scomoda per il pilota per un utilizzo su strada ma ottimale nella guida tra i cordoli), passando per il design delle pedane (curve per garantire sempre il massimo grip della calzatura, con scanalature per tenerle pulite dalla sporcizia senza avere un aspetto off-road e con geometria cava inferiore per contenere peso) fino al forcellone monobraccio che semplificava la sostituzione della ruota posteriore (anche se la sua progettazione era più complessa e con un peso leggermente superiore).

A livello sportivo, la 916 ha vinto 6 titoli in 8 anni di carriera (nelle sue varie versioni 916/996/998) grazie a piloti come “King” Carl Fogarty (che vinse il mondiale con la 916 al debutto in pista), Troy Corser e Troy Bayliss (di lui vi parlerò in un altro post), e tantissime vittorie di manche anche da parte di altri piloti tra cui l’ultima corsa del grande Giancarlo Falappa (che la 916 l’aveva praticamente tenuta a battesimo prima di quel maledetto incidente ad Albacete che gli ha stroncato la carriera).

A dimostrazione della bontà del progetto resta questo aneddoto raccontato all’epoca da Sergio Robbiano: uno dei sette prototipi costruiti interamente dal Centro Ricerche Cagiva, fatta eccezione per il motore fornito da Ducati Corse come evoluzione del DesmoQuattro 888 che aveva corso la stagione 1993, in configurazione standard, venne portato al Mugello e guidato da un Davide Tardozzi: dopo alcuni giri di set-up, la 916 al quindicesimo passaggio girava a 2 secondi dal record della pista, con una velocità di punta superiore di 12 km/h rispetto a quella fatta registrare dalla 888 nell’ultima gara sul medesimo circuito… e il tutto senza aver fatto prove nella galleria del vento!
Sempre Robbiano raccontò un altro aneddoto sulla sua creazione: era una mattina piovosa e Tamburini uscì dal CRC lasciandotutti perplessi: rientrando 2 ore dopo con la moto sporca convocò i tecnici e, osservando dove si depositarono le gocce d’acqua mista a fango, apportò modifiche alle carene per migliorarne l’aereodinamica. Dati poi confermati nella galleria del vento!

In Svizzera e in Australia, però, lo stile unico di questa moto è stato rovinato dalla legge. In entrambi i casi l’omologazione per la vendita nel paese prevedeva una regola identica per auto e moto in merito al posizionamento delle luci anabbaglianti e abbaglianti, che non potevano essere separate.

Infine, la “916” (nella sua declinazione 996) venne utilizzata nel film “Matrix Reload” nel 2004 dando vita a una versione speciale chiamata Ducati 998 Matrix Reloaded (o semplicemente Matrix) in quanto il 996 era ormai fuori produzione.