IL FENOMENO DELLA CORROSIONE

La corrosione è un processo di natura elettrochimica lento, irreversibile ma soprattutto continuo di tutti i materiali che va a peggiorare le caratteristiche del materiale stesso fino a provocarne un cedimento. L’esempio più comune di corrosione è la ruggine che può banalizzata come ossido di ferro (anche se in realtà è un insieme di composti molto più complesso…).

LA CORROSIONE IN AMBIENTI UMIDI

La corrosione del materiale è influenzata da fattori esterni (il pH dell’ambiente di contatto, la presenza di elementi inibitori, la temperatura, l’azione di correnti elettriche esterne, la velocità dei fluidi che lambiscono le superfici) e fattori interni (le proprietà chimiche del materiale, la microstruttura, le tensioni di deformazione, lo stato superficiale). Un esempio dell’andamento della velocità di corrosione in funzione del pH della soluzione a contatto con diversi tipi di metalli è schematizzato qui sotto.

Velocità di corrosione in funzione del pH
  • Nei metalli nobili (Au, Ag ) la velocità di corrosione è bassa e non risentono del pH (curva 1);
  • Nei metalli anfoteri (Al, Zn, Pb) la corrosione aumenta velocemente al variare del pH sia spostandosi nelle zone acide che in quelle basiche (curva 2);
  • Gli altri metalli (Fe, Ni, Mg,…) sono fortemente corrosi in ambiente acido mentre in ambiente basico lo strato protettivo si rafforza rendendoli stabili e praticamente immuni alla corrosione (curva 3).

La composizione delle acque dolci determina loro potere corrosivo, il loro potere incrostante, il potere ossidante. Generalmente in essa potranno essere presenti:

  • Sali (generalmente bicarbonati e carbonati di calcio e di magnesio) che influenzano la corrosione per contatto galvanico;
  • Cloruri;
  • Solfati, nitrati, ammoniaca e acido solforico a seguito di fenomeni di decomposizione biologica;
  • Acidi di vario tipo provenienti da sostanze inquinanti.

Nell’acqua marina il fenomeno corrosivo è elevato per la notevole presenza di cloruri che favoriscono un’elevata conducibilità elettrica esaltando il fenomeni corrosivi di tipo galvanico.
In ambiente atmosferico la corrosione invece è innescata principalmente da una reazione di tipo elettrochimico e di gran lunga inferiore da reazione di tipo puramente chimico. L’elettrolita può essere costituito semplicemente da uno strato di condensa dovuto all’umidità dell’aria.
A livello meccanico, qualora la superficie di un pezzo presenti porosità, incrinature, cricche o altro può verificarsi una condensazione di tipo fisico dovuta alla tensione di vapore presente in una fase liquida contenuta in un poro capillare. Tale fenomeno è in relazione con il raggio di curvatura R del menisco della fase liquida (un menisco concavo e con basso R favorisce la condensazione del vapore sovrastante facendo in modo che ogni imperfezione superficiale possa costituire sede di innesco di corrosione atmosferica.

Esempio di corrosione
Rappresentazione del meccanismo di corrosione per aerazione
Schematizzazione della porosità capillare

LA CORROSIONE PER COMBINAZIONE DIRETTA

Questo tipo di corrosione è detta anche “a secco” e può verificarsi in assenza di umidità, avviene per azione di sostanze chimiche, agenti atmosferici, sostanze contenute in acque marine o inquinate. Queste sostanze, a contatto con metalli o leghe metalliche, danno luogo a composti poco compatti che quindi sono asportati scoprendo altro metallo che sarà a sua volta soggetto da corrosione. Per lo stesso agente chimico la velocità di corrosione varia con temperatura, pressione e rugosità superficiale del metallo. La corrosione è prodotta da:

  • Ossigeno che causa ossidazione;
  • Acido solfidrico H2S che forma una pellicola superficiale facilmente asportabile;
  • Ossidi di zolfo in presenza di umidità reagiscono come:

i quali prodotti attaccano le leghe ferrose e portano alla formazione di solfato di ferro FeSO4; altro
solfato può aversi per reazione di Fe2O3 (la ruggine) con SO2.

Nel prossimo post sulla corrosione proverà a fare una carrellata sui vari tipi di corrosione

GESTIRE LA STAMPA 3D DA REMOTO

A volte quello che devo stampare può avere una durata molto breve (per esempio un Marvin benchmark) ma a volte, se la complessità è elevata, possono servire svariate ore. La domanda ricorrente è sempre la stessa: starà procedendo tutto per il meglio? Ci sarannno stati dei problemi? Per far questo la soluzione è OctoPrint.

CHE COS’È OCTOPRINT

Octoprint è un’interfaccia web che gira su una distribuzione derivata da raspbian, il tutto installato su una scheda Raspberry (dalla versione 3 in poi è meglio…). Permette di controllare da remoto via browser la stampante 3D e di modificare alcuni paramentri di stampa durante il funzionamento.
Altra caratteristica importante è la possibilità di avviare la stampa di programmi gcode (che verranno archiviati in una SD a bordo di raspberry) e la visualizzazione tramite webcam della stampante stessa (con possibilità di realizzare anche dei simpatici timelapse)

COSA OCCORRE

  • Scheda Raspberry (dalla 3B in poi)
  • MicroSD (ideale 16Gb)
  • Webcam (USB acquistata oppure versione per Raspberry
  • Alimentatore USB con cavo mini o micro USB a seconda della scheda Raspberry
  • Cavo USB-mini/microUSB a seconda della stampante
  • Dissipatori di calore (opzionali)
  • Ventola (opzionale)
  • Lampada (opzionale)

INSTALLAZIONE SOFTWARE

La prima cosa da fare è procurarsi OctoPrint dal sito ufficiale, successivamente un software per flashare sulla miscroSD OctopPi, ad esempio Balena Etcher scaricabile da qui.
Inserita la scheda SD nel PC, lanciare Etcher e seguire le istruzioni.
Completata l’installazione abbiamo 2 opportunità collegare la scheda Raspberry alla rete:

  • via LAN
  • via WiFi

In questo secondo caso occorre entrare nella scheda SD e cercare il file octopi-wpa-supplicant.txt e modificarlo come segue:

WPA/WPA2 secured
network={
ssid=”nome_rete_wifi_SSID
psk=”password_di_rete
}

Più in basso decommentare (ovvero togliere il carattere #)

Uncomment the country your Pi is in to activate Wifi in RaspberryPi 3 B+ and above
For full list see: https://en.wikipedia.org/wiki/ISO_3166-1_alpha-2
country=GB # United Kingdom
country=CA # Canada
country=DE # Germany
country=FR # France
country=US # United States
country=IT Italy

Salvare ora il file, estrarre la scheda dal PC e inserirla nel Raspberry

Se hai deciso di utilizzare i dissipatori e la ventola, questi vanno posizionati in corrispondenza di CPU, memoria, chip USB e chip LAN. Il consiglio è quello di stampare anche questa struttura per poi posizionare la ventola di raffreddamento che andrà collegata ai pin 1 (+3,3V) e 6 (GND) oppure, se si necessita di maggiore potenza refrigerante ai pin 4 (+5V) e 6 (GND). Nel caso in cui abbiate scelto la camera Rasberry inserite il cavo piatto nel connettore “CAMERA” della scheda e chiudete il case stampato (ne trovate di ogni tipo su thingiverse)

Collega il cavo LAN (se necessario), collega il cavo USB alla stampante e al Raspberry, collegate il cavo piatto alla camera. Accendete la stampante prima di accendere il Raspberry!.

CONFIGURAZIONE DI RETE

Come sempre occorre fare qualche configurazione della rete perché tutto vada per il meglio ovvero impostare un indirizzo IP statico e aprire la porta http 80 per raggiungere da fuori la scheda. Nel mio caso ho un problema extra: sulla porta 80 si accede alche alla macchina virtuale Linux che ospita questo sito! Come fare allora?

Iniziamo ad accedere al router per vedere qual’è il MAC address della scheda e copiamolo.
Andiamo ad assegnargli un indirizzo IP statico in modo che, dovessimo scollegarlo dalla rete per qualche motivo (ad esempio un banale blackout elettrico oppure un riavvio del router), il Raspberry non cambierà indirizzo IP.

Fin qui tutto (abbastanza) semplice… ma resta da risolvere il problema della porta 80 che viene utilizzata sia dal sever per accedere a questo sito che dal Raspberry per utilizzare l’interfaccia web Octoprint. Per risolvere tutto ciò la scelta più ovvia è quella di lasciare al server l’utilizzo della porta 80 ed eseguire il port triggering ossia effettuare la chiamata verso il Raspberry da remoto utilizzando una porta diversa e “istruendo” il router a girarla all’indirizzo IP come se fosse stata fatta alla porta 80.

Ricordatevi di salvare le impostazioni!!

A questo punto non resta che digitare l’indirizzo ip nel browser e sarete proiettati nella pagina di setup del vostro octoprint.

Nota1: se avete usato il port triggering (ad esempio sulla porta 8888) ricordatevi di aggiungere alla fine dell’indirizzo ip (che ipotizziamo essere 192.168.0.100) la specifica della porta ossia [indirizzo_IP]:[porta] (Ad esempio 192.168.0.100:8888).

Nota2: la specifica della porta dovrà essere riportata nelle configurazioni di OctoPrint, ad esempio nelle impostazioni webcam altrimenti non visualizzerete nulla.

OFFICE365 E SFARFALLIO DELLO SCHERMO

Credo che nulla possa essere più fastidioso di avere uno schermo che da problemi di visualizzazione mentre si lavora… e all’improvviso oggi Office365 ha iniziato ad avere strani sfarfallii e problemi di visualizzazione generando zone nere sullo schemo e muovendosi a scatti. Come fare?

UNA POSSIBILE SOLUZIONE

Iniziamo con aprire “gestione attività” facendo click con il tasto destro sulla barra delle applicazioni e selezionando la voce oppure con la combinazione rapida CTRL+MAIUSC+ESC
Nella nuova finestra se non fosse selezionato in basso a sinistra cliccare su “più dettagli”
Selezionare “File”, quindi “Esegui nuova attività”
Nella nuova finestra che si apre digitare il comando CMD e selezionate la casella “Crea attività con privilegi amministrativi” quindi premere ENTER

Creare una nuova attività in Gestione attività

Nella finestra che si apre ora basta digitare quanto segue
for /r "%ProgramFiles(x86)%\Microsoft Office\root" %i in (GROOVEEX.*) do ren "%i" *.bad
quindi premere invio.
Problema risolto? bene! Puoi fermarti qui.

Se invece il problema persiste (come sul pc di mia mamma) allora digitare il comando (compreso il carattere ” iniziale)
C:\Programmi\Common Files\microsoft shared\ClickToRun\officec2rclient.exe" /update USER ForceAppShutdown=True
Aspettatate che Office abbia completato l’installazione e il problema dovrebbe essere definitivamente risolto.

MAI SMETTERE DI SOGNARE…

Ovviamente il mio portafogli non me lo permette ma perché non provare a partecipare a un concorso dove, con un po’ (tanta!) fortuna si può vincere un viaggio sulla luna?

L’UMARELL…

“Pensionato che si aggira per lo più con le mani dietro la schiena, presso i cantieri di lavoro, controllando, facendo domande, dando suggerimenti o criticando le attività che si svolgono”
A dare questa definizione è il dizionario Zanichelli che ha deciso di introdurre la mitica figura presente ovunque ci siano dei lavori. E la versione da scrivania è sempre presente a controllare il lavoro che si svolge in ufficio. Ecco la sua genesi…

La genensi dell’Umarell sulla stampante 3D…

EAR SAVER PERSONALIZZATI

“Ciao Federico! Scusami se ti disturbo… oggi ero in sede e ho preso uno dei tuoi cosini per le mascherine: sono fantastici! Ovviamente l’ho provato solo oggi ma mi ha svoltato la giornata e sono uscita senza decubiti dietro le orecchie dal turno…
mi chiedono se gentilmente potresti produrne per la Soreu dei laghi con la scritta “Soreu laghi” 😂😊”

Questa la richiesta arrivata via Whatsapp da una collega del CVA e da parte del suo compagno medico anestesista rianimatore presso la SOREU (Sala Operativa Regionale Emergenza Urgenza) dei Laghi (in poche parole chi vi risponde quando serve un’ambulanza…) per gli operatori che lavorano in centrale… I “cosini per le mascherine” sono gli ear saver: dei semplici stampati spessi pochi millimetri che servono ad agganciare gli elastici delle mascherine in modo che sia la nuca a fare da fissaggio e non il retro delle orecchie.

Basta attivare il CAD, dedicarci un’oretta di lavoro a modellarlo in 3D, 10 minuti di slicing, un paio di giorni di lavoro macchina ed ecco il risultato.

IL PRIMO SKETCH

Proviamo a scrivere adesso il primo programma, la cui utilità è pari a zero ma didatticamente ci serve per capire come funziona la programmazione.

Prima di tutto andiamo a scaricare Arduino IDE che ci consentirà di scrivere il programma e trasferirlo nella scheda.

#define LED 13

void setup()
{
pinMode(LED, OUTPUT);
}

void loop()
{
digitalWrite(LED, HIGH);
delay(1000);
digitalWrite(LED, LOW);
delay(1000);
}

Il codice è composto da 3 sezioni
Nella prima sezione viene usato #define per dichiarare l’oggetto LED collegato al pin n°13
La seconda sezione è void setup() ossia vengono definite, implementate e inizializzate tutte le variabili, costanti e funzioni che sono necessarie per far eseguire correttamente il programma che creeremo.
La terza sezione è void loop () cioè la parte del programma che viene utilizzata in maniera ricorsiva per giungere allo scopo stesso del nostro programma.

Nello sketch sopra in poche parole la scheda acquisisce che un oggetto chiamato LED è posizionato nel pin 13, l’oggetto LED viene impostato come uscita digitale e quindi, in maniera ricorsiva, deve portarsi in stato alto (o 1 o acceso o ok o come preferite interpretarlo), aspettare 1000 millisecondi, portarsi nello stato basso (o 0, o spento, o no,…), aspettare 1000 millisecondi, riprendere dalla prima istruzione della parte ricorsiva.

SEGNALE ANALOGICO O DIGITALE?

La scheda presenta degli ingressi Analogici (da A0 a A5) e degli ingressi Digitali (da 0 a 13). Ma che differenza c’è tra segnali analogici e digitali?

Prendiamo una grandezza fisica (ad esempio la velocità del vento). Per misurarla ci serviremo di un anemometro. All’aumentare del vento il nostro anemometro fornirà un segnale elettrico che risulterà proporzionale alla velocità del vento. Se questo valore è continuo e può assumere infiniti valori nel suo campo di misura il segnale verrà definito analogico.

Esempio di segnale analogico

Se ciò che emette il segnale invece può assumere soltanto un numero definito di valori allora il segnale si chiamerà digitale. Il numero discreto di valori che assume il segnale analogico è dato sempre dal numero di bit del segnale (2bit). Se consideriamo per esempio 1 solo bit, il nostro segnale avrà 21=2 perciò sapremo solo se non c’è vento (valore 0) o se c’è vento (valore 1). in questo caso si parla di segnale binario.
La scheda arduino, essendo a 8 bit, potrà assumere 28=1024 valori.

Segnale Binario
Segnale Digitale a 2 bit (sinistra) e 3 bit (destra)

Ma come faccio a convertire un segnale analogico in digitale? l’operazione si chiama campionamento: si misura il segnale analogico in diversi istanti temporali T. Il suo inverso 1/T viene chiamata frequenza di campionamento. La corretta frequenza è data dal teorema del campionamento di Shannon-Nyquist ovvero la frequenza con cui si campiona deve essere maggiore di almeno 2 volte la frequenza del fenomeno da misurare, pena una ricostruzione errata del segnale analogico.

“Per una trattazione più approfondita degli argomenti si rimanda ai sacri testi scientifici” (come diceva sempre un professore)

ARDUINO YUN

Anni fa mi ero interessato a questa schedina, cercherò ora di riassumere qualche mia esperienza (ricordo a chi legge che non mi ritengo un esperto di elettronica e di informatica ma un semplice utente molto interessato a come funzionano le cose).

Che cos’è Arduino YUN?
E’ una scheda basata sull’ATmega32u4 (16MHz, 8 bit, 32kb di memoria flash) e sull’Atheros AR9331 (Modulo Wi-Fi che supporta802.11bgn).
La scheda è collegabile tramite porta USB-A o microusb. La connettività di rete è data dal modulo radio o da un connettore Ethernet. Sul lato inferiore della scheda è presente uno slot per inserire una microsd.
L’alimentazione può avvenire mediante cavo microusb o PoE (saldando sugli appositi pin i fili).

Collegamento alla rete Wi-Fi
Cominciamo a collegarla alla rete WiFi: una volta accesa, cliccate sull’icona delle connessioni wireles del pc e comparirà la rete di Arduino. Cliccate sopra e permettete la connessione alla scheda.

Collegamento alla scheda Arduino Yun

Una volta connessi, dal browser (io abitualmente uso Chrome) digitare
http://arduino.local
il browser caricherà la pagina di benvenuto di Arduino Yun.
Per accedere usare come password arduino



Schermata di avvio

Nella schermata successiva troveremo le informazione di rete della scheda. Consiglio di annotare il MAC Address per poi andare ad assegnare sul router un indirizzo IP fisso della scheda per lavorarci più agevolmente. Per configuirare la rete wireless premere il tasto CONFIGURE


Schermata di base

Nella nuova schermata andremo ad assegnare un nome e una nuova password, il fuso orario e tramite il menu a tendina la rete Wi-Fi a cui connettere la scheda.
Completata la configurazione cliccare su CONFIGURE & RESTART

Schermata di configurazione
Schermata di riavvio

Ricordate il MAC Address salvato? Andiamo ora a impostare la reservation nel router (nel mio caso 192.168.0.160). Dopo averlo impostato ricordatevi di renderlo attivo e di riavviare il router!

Testiamo ora se abbiamo fatto tutto correttamente andando sul browser e digitando l’indirizzo IP assegnato alla scheda

Ben fatto! passiamo ora a capire come si programma la scheda…